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Ampliata la “Zona gialla” dell’area Vesuviana

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Nel febbraio 2014 veniva definitivamente approvata la nuova Zona rossa dell’Area Vesuviana. Tale zona, soggetta a vincoli ambientali ed urbanistici, nasceva da una rinegoziazione del piano di emergenza definito dal Dipartimento di Protezione Civile nel gennaio del 2013. In tale circostanza si estese la Zona rossa da 18 a 24 comuni sulla base dei confini amministrativi e, nel caso di Napoli, delle municipalità più esposte al rischio Vesuvio. Un ampliamento i cui criteri non soffisfacevano i comuni di Napoli, Nola e Pomigliano che ricorsero in appello. L’accoglimento delle loro istanze portò un ridimensionamento del perimetro secondo l’attuale configurazione.

A distanza di un anno sono stati approvati, con delibera della Giunta Regionale n°10 del 16 febbraio, nuovi confini anche per la Zona gialla, ovvero l’area esposta alla significativa ricaduta di ceneri vulcaniche in caso di eruzione del Vesuvio. A determinarne l’estensione, gli studi e le simulazioni effettuate dal Gruppo di lavoro “Scenari e livelli di allerta” della “Commissione Nazionale per l’aggiornamento del Piano d’emergenza dell’Area Vesuviana”, congiuntamente ai risultati conseguiti nell’ambito del progetto “Scenari di Pericolosità e Danno” a cura del Dipartimento della Protezione Civile. Ad avvalorare maggiormente le conclusioni cui gli studiosi sono giunti, anche gli studi effettuati dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). Per tutti l’ipotesi di partenza è stata la ricaduta sottovento di ceneri e lapilli da una colonna sub-pliniana sviluppatasi in occasione dell’eruzione. La sintesi di tali ricerche è riportata nelle cartografie realizzate dal Centro Studi Plinivs dell’Università di Napoli Federico II.

Le Differenti aree di rischioLe Differenti aree di rischio La nuova Zona gialla si compone del territorio di 63 comuni campani e 3 circoscrizioni del Comune di Napoli. Sono queste le aree che ricadono nella curva di probabilità di superamento del 5%, per eruzione di scenario sub-pliniana, relativa al carico di 300 kg/mq determinato dall’accumulo di ceneri vulcaniche pari a spessori di circa 30 cm. Accumuli di cenere inferiori ai 30cm possono verificarsi nell’area esterna alla zona gialla con soglie variabili fra i 5, 10 e 20 cm. Anche di queste aree, i cui sonfini sono riportate nella cartografia a lato, si riconosce un livello di pericolosità.

L’individuazione delle aree di rischio non è ovviamente fine a se stessa, ma costituisce il punto di partenza per la programmazione di interventi mirati a prevenire, in caso di eruzione, perdite di vite umane. Su tale base occorre dunque che i comuni coinvolti rivedano i Piani di Emergenzacon misure dinamiche, non essendo l’area sottovento soggetta alla caduta di cenere individuabile preventivamente, ma solo ad evento in corso. E’ altresì necessario che si provveda ad un piano di viabilità, considerando che i depositi renderebbero difficoltosa la circolazione delle auto; all’individazione di aree da destinare all’accumulo del materiale precipitato; all’alloggiamneto temporaneo della popolazione che necessita di evacuazione; all’individuazione di misure strutturali atte a prevenire il crollo degli edifici.

Ma davvero si interverrà in Zona gialla per cercare di mitigare concretamente il rischio e non solo sulla carta? E quali stanziamenti pubblici saranno previsti a sostegno di tali interventi? Interrogativi legittimi considerando che in Zona rossa poco o nulla di tangibile si è fatto in questi anni.

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