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San Gennaro, il miracolo del sangue che fermò il Vesuvio

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Oggi, 19 settembre, è il giorno di San Gennaro, principale patrono della città di Napoli. La festa, che coinvolge l’intera popolazione, ha il suo fulcro nel Duomo cittadino dove sono conservate le ossa del Santo e due ampolle contenenti il suo sangue, per l’occasione esposte alla venerazione dei fedeli. Tutti attendono trepidanti il miracolo della liquefazione del sangue, cui è associato l’auspicio di “buona sorte” per l’interà città. L’evento si ripete altre due volte nel corso dell’anno, la prima domenica di maggio, mese della Madonna, ed il 16 dicembre. Quest’ultima data è legata al rapporto del Santo con il minaccioso Vesuvio che sovrasta la città.

Il 16 dicembre del 1631 una violenta eruzione del Vesuvio sconvolse la quiete dei paesi vesuviani dopo 130 anni di inattività. Una bocca laterale si aprì sul versante Sud-Est con una fase inizile di tipo stromboliano; seguirono nei giorni a venire violenti pioggie che causarono valanghe di fango devastando gran parte dei paesi posti alle sue pendici. Fu un’eruzione tremenda che durò ben 17 giorni. Molti furono costretti a lasciare le loro terre e raggiungere Napoli nel tentativo di mettersi in salvo. La stessa città, tuttavia, era seriamente minacciata. La lava era alle porte quando i napoletani, presi dalla disperazione, decisero di invocare l’aiuto di San Gennaro e portarono in processione le sue insegne fino al ponte dei Granili. Qui avvenne il “miracolo”: il sangue del Santo si sciolse e la lava cominciò a rallenatre fino ad arrestarsi completamente. Micco Spadaro, pittore paesaggista del tempo, fu testimone oculare dell’avvenimento che descrisse in una sua famosa tela, oggi appartenente ad una collezione privata.

Nel marzo del 1944, anno dell’ultima eruzione del Vesuvio, si ricorse nuovamente all’invocazione di San Gennaro, trasportato d’urgenza a San Sebastiano al Vesuvio. E’ Norman Lewis, giovane ufficiale inglse sbarcato a Paestum con la quinta armata, intervenuto per soccorrere la popolazione di San Sebastiano e Massa di Somma, paesi duramente colpiti dall’avanzare della lava, che racconta l’episodio nel suo libro-diario Napoli ’44. I due paesi, in una calma irreale, soffocavano inghiottiti da milioni di tonnellate di lava scura, dall’avanzata lenta, ma inesorabile. Alla popolazione locale, nell’impotenza generale, non restò che invocare l’aiuto divino, in primis quello di San Sebastiano. “Su tutto dominava, – riporta Norma Lewis – un pò per le dimensioni stesse, un pò per la quantità di persone che ne sorreggevano il basamento fronteggiando l’eruzione, l’effige di San Sebastiano”. Mentre, a quanto pare, un’improvvisata processione si svolgeva per le vie di San Sebastiano, il militare fu colpito da alcuni Carabinieri che, in una via laterale del Paese, vegliavano su un’altra statua:  “Imboccando una strada laterale, tuttavia, ho scoperto un’altra statua, anch’essa circondata da molti devoti e coperta con un lenzuolo bianco. Uno dei Carabinieri che perlustravano i dintorni a caccia di sciacalli mi ha detto che si trattava della statua di San Gennaro, fatta arrivare di nascosto da Napoli come ultima risorsa qualora tutto il resto fosse fallito”. San Gennaro fu portato così a san Sebastiano al Vesuvio in gran segreto per evitare che la comunità e lo stesso Santo potessero offendersi giudicando l’azione un affronto al potere del patrono. Solo come estremo rimedio avrebbero portato allo scoperto San Gennaro, implorandolo di fare il miracolo. Per fortuna la lava si arrestò in tempo, a quanto pare senza ricorrere ai suio servigi, e San Gennaro potè tornare nella sua amata Napoli.

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