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Il sentiero n°8 “Il trenino a cremagliera”

Autore Immagini e Testo Ciro Teodonno
Nome Sentiero Il Trenino a Cremagliera
Numero Sentiero 8
Colore Identificativo Azzurro
Lunghezza 2,906 km (A/R)
Dislivello 218 m
Tempo di percorrenza medio 1h 30m
Difficoltà E-CAI (escursione semplice)
Traccia gpx Download*
Apice del sentiero n°8 e incrocio con il sentiero alternativo (dx)
Apice del sentiero n°8 e incrocio con il sentiero alternativo (dx)

Giunti a San Sebastiano e percorrendo via Palmieri verso San Domenico, il vulcano emergerà, man mano che si sale, tra i tetti delle case e, a favore di luce, ci offrirà le splendide visioni del verde cangiante e del grigio argenteo dei suoi boschi e delle sue rocce. Da questo luogo, dove una volta sorgeva un convento di domenicani, si potrà raggiungere, attraverso via Casagnolella o, più su,  per  via  Macedonio  Melloni,  la strada principale di via Panoramica Fellapane che sarà anche la nostra seconda opzione, se si vorrà più comodamente raggiungere il sentiero in auto.

Tracciato su IGM 1:25.000 con il tracciato dei sentieri 8 e 9
Tracciato su IGM 1:25.000 con il tracciato dei sentieri 8 e 9

Arrivati a monte di questa strada, a quota 320 mslm, ci troviamo di fronte ad una sbarra (sotto l’Insegna del “Capriccio”) dove, lasciando l’eventuale vettura, iniziamo il sentiero canonico. Il percorso non è lungo, andata e ritorno non raggiunge i 6 km m a risulterà impegnativo per la pendenza e il cattivo stato del terreno, soprattutto nella fase di discesa. Risultano indispensabili quindi scarpe e bastoncini da trekking. Un’alternativa potrebbe essere quella di percorrere in discesa lo stradello parallelo che normalmente percorre chi fa turismo equestre.

Screen shot di Google earth con il tracciato dei sentieri 8 e 9
Screen shot di Google earth con il tracciato dei sentieri 8 e 9

La prima parte del percorso, quello che parte dalla sbarra automatica e lunga circa 800 m, è in prevalenza asfaltata e, se si esclude un tratto di circa 200 m di bello ma inutile lastricato, attraversa placidamente gli appezzamenti coltivati a uva catalanesca ( ‘a catranesca), albicocche e pomodorini, gioie ancestrali degli orgogliosi contadini sansebastianesi. Purtroppo ( avverbio sempre frequente all’ombra del Vesuvio) va detto che questo spazio, come tutta via Panoramica, è stato spesso soggetto all’incuria e all’inciviltà di chi, non potendo sfogare altrove le sue smanie ormonali, o non volendo smaltire secondo norma i propri rifiuti, ha impedito ai più di fruire  liberamente  di  uno  spazio  pubblico,  ma  questa  è  per fortuna storia  vecchia  e comune a tutta la sentieristica vesuviana e, grazie alla nuova sbarra elettronica, si è riusciti a contenere notevolmente il fenomeno.

Inizio del sentiero n°8
Inizio del sentiero n°8

Salendo e volgendo lo sguardo verso l’alto, ammireremo, sulla nostra sinistra, lo splendido spettacolo della colata lavica del 1944 (anno dell’ultima eruzione). A giugno, la ginestra in fiore mostra che la dura roccia è stata ormai colonizzata dal lento e incessante lavoro di Madre Natura. A destra si apre poi il panorama su Napoli e il suo golfo e, più in basso, invece, ci appare una discarica spesso scambiata per collina, la famigerata Ammendola & Formisano.

Il sentiero n°8
Il sentiero n°8

A quasi 400 metri d’altezza, imbocchiamo il sentiero vero e proprio ( il tratto in questione è nel territorio di Ercolano ma è di proprietà del comune di San Sebastiano), non prima però d’aver dato un’occhiata alla fumarola sulla nostra sinistra. Nelle fredde mattinate invernali o comunque quando il contrasto termico lo permette, potremo osservare le nuvolette di vapore che si  sprigionano  dalla  piccola grotta  allestita  ad estemporaneo tempietto dai devoti del posto. Anche qui, come spesso accade dalle nostre parti, è nata una sorta di leggenda metropolitana concernente appunto l’origine della fumarola,  relegandola  a  improbabile sfogo della vicina discarica dell’Ammendola & Formisano. Sarà che il Nostro non lo si vuol proprio vedere come vulcano e allo stesso tempo si vuol far di tutto alle sue pendici e senza per questo sentirsi in colpa e pagarne lo scotto ma la storia della discarica puzza sì, ma a valle della nostra ipocrisia. Del resto a definirla genuino sfogo di vulcanica natura vi son fior di vulcanologi come, non ultimo, Giuseppe Luongo, già direttore dell’Osservatorio Vesuviano ( si veda tra l’altro il volume “Due giorni al Vesuvio – Guida vulcanologica del Parco Nazionale del Vesuvio” pagg. 94-95 e quanto dichiarò al sottoscritto in un intervista a ilmediano.it nel febbraio del 2011) .

Ponte sul n°8, là dove passava il trenino spinto dalla motrice a pignone.
Ponte sul n°8, là dove passava il trenino spinto dalla motrice a pignone.

Inoltrandoci nel sentiero ci accorgiamo subito della presenza di frane dovute al fatto che, il tratto iniziale di questa frazione, corrisponde a un canalone, soggetto quindi ai flussi delle acque piovane. Però anche l’incuria, dovuta alla mancata manutenzione delle pur valide opere d’ingegneria naturalistica, contribuiscono alle attuali condizioni in cui versa il percorso naturalistico. Al primo spiazzo si svolta a destra e si continua a  salire  fino  a  quota  426m,  dove, svoltando  ancora  a destra, si arriva sull’antico percorso del trenino a cremagliera.

 

A questo punto vale la pena aprire una parentesi anche sul tragitto e le modalità che ne caratterizzavano il percorso e che subì notevoli modifiche nel corso della sua storia e sul quale, ancora oggi, esistono errori ed equivoci riportati sui “social” e da alcuni siti poco approfonditi. Per quel che concerne la funicolare, spesso confusa col trenino, tutto ebbe inizio nel  1880  con l’apertura al pubblico del tratto di funicolare sul Gran Cono e termina, con la sua distruzione definitiva, durante l’eruzione del 1944. Il tratto propriamente detto ” a cremagliera” era invece compreso tra le stazioni  Centrale/Deposito (l’attuale restaurata e abbandonata “Stazione Cook”), nella zona Lave Novelle ad Ercolano ( ‘ncoppa ‘e Nuvene come ricorda qualche anziano) e l’Eremo e durò con alterne vicende fino all’apertura della Strada Provinciale nel 1953. Gli altri tratti della Ferrovia Vesuviana (da non confondere con la Circumvesuviana) erano alimentati anch’essi, come quello a cremagliera, dalla rete elettrica che nasceva appunto da suddetta Centrale e costituivano un’unica strada ferrata che da Piazza Pugliano arrivava fino alla stazione inferiore della funicolare. I  treni elettrici, provenienti dalla stazione di Pugliano venivano agganciati da una potente motrice che sospingeva le carrozze lungo il dislivello, intorno al 20%,  e  fino alla stazione dell’Eremo, presso l’hotel e punto di ristoro costruito dalla Cook & son, artefice principale di tutta la linea ferroviaria che unendosi alla Circumvesuviana metteva in collegamento il capoluogo con il Cratere.

Un'alternativa sul sentiero n°8, lo stradello parallelo al tracciato ufficiale.
Un’alternativa sul sentiero n°8, lo stradello parallelo al tracciato ufficiale.

Dall’Eremo in poi le carrozze proseguivano, sempre ad energia elettrica, ma con forza propria fino alla stazione inferiore della funicolare, dove i passeggeri, cambiando tipo di carrozza salivano verso la sommità del cratere, su di una vettura trainata da funi d’acciaio e per un tragitto  di  750  m .  Il  tratto  Eremo-Stazione  Inferiore, è ancora identificabile in un  pianeggiante sentiero a monte della riserva del Tirone/Alto Vesuvio, ed è spesso confuso col n°8 ma è proprio questo a costituire il t ratto più ripido, dove il treno, oltre ad essere sospinto dalle motrici era anche agganciato in discesa, tramite una  ruota  dentata,  detta  pignone,  alla  rotaia anch’essa  dentata,  la cremagliera appunto, che lo tratteneva frenando le carrozze ed evitando in tal modo che queste rovinassero a valle; cosa che malauguratamente accadde in passato 1934 sul tratto Eremo-Stazione Inferiore, presso l’Osservatorio e anche quando la funicolare nel 1910 precipitò sempre su di una carrozza della Ferrovia Vesuviana, procurando in entrambi casi morti e feriti.

Ciò che più colpisce è il fatto che già nel 1913, i turisti che si trovavano a Napoli, potevano, in poco tempo, raggiungere la sommità del Vulcano, abbastanza comodamente ed esclusivamente per strada ferrata, cosa che oggi appare se non impossibile, di difficile realizzazione.

Il tracciato alternativo scavato dall'acqua e dal passaggio dei cavalli.
Il tracciato alternativo scavato dall’acqua e dal passaggio dei cavalli.

Tornando alla natura, evitando la deviazione sulla sinistra percorsa spesso dai cavalli, si prosegue ancora dritto verso quota 461 m, dove troveremo, sulla nostra destra (rovi e vegetazione stagionale permettendo), uno scorcio panoramico sulle città di Portici ed Ercolano. Continuando la salita, a 550 metri e dopo 1,63 km giungiamo, a metà dell’itinerario, presso un piacevole spiazzo ombreggiato da alcune robinie dove, oltre ad un pozzo e un ponte, risalenti al sistema idraulico borbonico (quello che captava le acque piovane e ne rallentava il flusso a valle), incontriamo due sentieri a monte, uno è il sentiero n° 9 che porta alla colata del ’44 (SX), l’altro (DX) ci porterà invece, attraverso un breve tratto di bosco, sulla provinciale del Vesuvio, all’altezza dell’Eremo e della sede storica dell’Osservatorio Vesuviano ( visite gratuite su prenotazione). Ora non ci resta che decidere se ridiscendere il sentiero (volendo scendendo il tratto parallelo assai frequentato da chi va a cavallo ma più agevole o imboccare il numero nove per incrementare l’emozione di questa nostra escursione.

 

*La traccia GPS include sia il tracciato del sentiero n°8 che quello del n°9

Un commento su “Il sentiero n°8 “Il trenino a cremagliera”

  1. Grazie Ciro per la descrizione ben fatta e ben documentata. Come hai osservato, già nel 1913 i turisti potevano facilmente e comodamente salire al cratere per una visita. In tal senso, in special modo negli ultimo anni, si sono fatto non pochi passi indietro.

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