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San Sebastiano, il fuoco si allontana

volontari-sansebastianesi

Ieri è stata un’altra giornata campale ma allo stesso tempo anche da ricordare e bisognerà farlo non solo per l’eccezionalità dell’evento in cui ci siamo visti vittime e protagonisti al contempo, ma per avere posto un punto di rifermento fisso per il nostro futuro di cittadini vesuviani.

Giovedì mattina, la giornata non poteva iniziare peggio, quattro ore di sonno all’attivo e senza aver accocchiato nulla con l’articolo da spedire; fumo acre e allusivo di guai in vista in un’aria fetentefetente comme ‘o mal ‘e capa ca tenevo.

Elicottero tra Massa e S.Sebastiano

Cerco di riprendermi, un ultimo sguardo all’articolo e lo invio alla redazione senza più pensarci. Faccio colazione ma sembro uno zombi, mi ci vorrebbe un’endovena di caffè. Mi metto al pc per prendere notizie perché ho ancora cellulare e tablet intasati di messaggi virali, spam e chiamate per l’offerta di aiuto per gli incendi e mannaggia a chi mi ha messo in questo casino senza fine! Anzi, ora arrivano anche le offese per non aver risposto alle chiamate e i mitomani che mi cantano canzoni napoletane, mah! Passerà! Scorro la finestra delle notifiche di Fb e leggo i commenti agli articoli o ai post miei o degli amici e invece di rilassarmi mi deprimo ancor di più, la gente sui social sembra perdere ogni freno inibitorio e ogni rigor di logica, è istinto puro, frenato solo, e per fortuna, dal monitor del pc o il display dello smartphone.

Operazioni di spegnimento sul Vesuvio

“Ma con questi incendi il Vesuvio può eruttare? Ma cos’è questo fumo? Ma perché non si interviene? Ma cosa fanno le autorità? Ma non vedete questa nebbia fumogena? Ma avete sentito questo boato? Siamo pieni di roghi tossici! Ma la forestale che fa? Ci vogliono i droni! Ci vogliono le telecamere! Dove sta il sindaco? Ci vuole l’esercito! Giustiziate il piromane! Lota! Deve fare la stessa fine dei gattini!” E così via!

Il bosco del Molaro in fiamme (13/7/17)

E al netto delle altre male parole e del maiuscolo sgrammaticato, lo scenario è sconfortante. Mi vesto e vado a vedere la situazione dal finestrone delle scale e capisco che il problema si sta aggravando e capisco che il bosco Molaro e il sentiero delle capre sono a rischio. Chiamo l’ex sindaco di Massa Antonio Zeno di cui ho il numero e so essere attivo al momento, come tanti, presso la PC del comune limitrofo e gli comunico la possibilità di bloccare l’incendio dall’alto, bloccandolo sul sentiero n°3, raggiungendolo dalla strada provinciale del Vesuvio di Ercolano ma sempre entro i confini di Massa di Somma. La mobilitazione è rapida ma quando giungiamo sul sentiero, in buona parte carrozzabile, ci rendiamo conto che le fiamme sono già passate e il costone dove passa lo stradello è pericoloso per stabilità e ripresa delle fiamme.

Il bosco del Molaro

Scendendo lungo la Provinciale intravedo Giulia e Stefano, guide del parco, che abitano presso le case Matrone, sui 700 metri d’altezza. Giulia mi fa capire che ha bisogno di aiuto e mi faccio lasciare lì per dare una mano; niente di che, spalo solo un po’ di terreno creando una piccola barriera spartifuoco, ma il più lo fanno i VVF, molto meglio equipaggiati. Il tempo di acchiappare un passaggio al volo, presso il ristorante Douce Atmosphere, e mi ritrovo in mezz’ora, grazie ad un amico, all’apice di via Panoramica Fellapane a San Sebastiano dove una folla fieristica intralcia gli interventi di volontari e PC. È stata istallata una vasca di plastica al centro del parcheggio dei ristoranti Saracino e Dakota dove l’elicottero preleva l’acqua da gettare nel vallone sud del Molaro e sul sentiero delle capre a Massa.

In attesa del Canadair

Saliamo dunque in venti, tre vecchietti e il resto è la meglio gioventù sansebastianese, i nomi sono quelli storici, i Gallo, i Simeoli, i De Luca Picione e tanti altri ancora, tutti all’unisono e con intesa veloce organizzano una barriera spartifuoco, così come avevano fatto la sera precedente e il giorno dopo, rendono sicura una baracca, togliendo il materiale potenzialmente tossico o facilmente infiammabile come plastica e legno.

Operazioni di spegnimento sulla lava del ’44

Il presidio è pronto anche se si avverte un po’ di tensione per la consapevolezza del fronte di fuoco che s’avvicina ma ecco che, come tre aquile che sfruttano le correnti ascensionali, appaiono all’orizzonte tre Canadair, uno italiano, il n°30 e due francesi, della Sicuritè civil, l’elicottero gli lascia il campo per poi tornare per le rifiniture, e che il valzer abbia inizio!

Canadair sul Molaro a Massa di Somma

Lo spettacolo è unico ed emozionante col fuoco prima smorzato e poi completamente spento con acqua e ritardante e poi il gran finale con gli aerei che spuntano da dietro il Somma dopo aver aiutato anche Pollena nelle medesime condizioni.

L’incendio si riproporrà anche il giorno dopo, in maniera molto più ridotta ma più subdolo perché di difficile accesso ma anche in questo caso l’unione ha fatto la forza e ad oggi pare che tutto sia tornato tutto alla normalità, se così possiamo dire.

Un ringraziamento va tutti, dal primo cittadino diventato famoso alla prefettura per la sua veemenza nel perorare la nostra causa e all’instancabile vice sindaco Peppe Panico, persona che ha saputo coordinare tutte le forze in campo e mettendosi in gioco di persona e un grazie agli amici di Massa, fraterni collaboratori, ma soprattutto a tutti coloro che in maniera silenziosa hanno dato il loro prezioso apporto a difendere la nostra terra dal fuoco.

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