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I Conetti Vulcanici di Pollena

IMG_7603Che il territorio vesuviano riservi sorprese, nel bene e nel male, è cosa risaputa. Accade così, che una calda domenica di giugno offra l’occasione per scoprire un sito del tutto sconosciuto ai più. Per raggiungerlo è sufficiente percorrere pochi km di strada dal centro urbano di uno dei paesi alle pendici del Somma-Vesuvio. Il visitatore intraprenderà qui un “viaggio” tale da proiettarlo indietro nel tempo di ben 17.000 anni.

Il paese in questione è Pollena Trocchia, ed il sito quello che, negli anni ottanta, fu sede di una cava estrattiva. Parliamo della zona di territorio denominata  Carcavone, una parte del  Monte Somma dal passato di certo poco felice. La zona fu infatti deturpata prima, per un ventennio, dall’attività estrattiva della cava e poi offesa dagli sversamenti illegali di rifiuti. Lo scempio ambientale e idrogeologico che ne è derivato è facilmente immaginabile.

IMG_7599A ribellarsi all’ennesima discarica abusiva un gruppo di cittadini pollenesi.  Nel 1997 nasceva infatti l’associazione Liberi Pensieri, il cui scopo prioritario fu proprio quello del recupero e della riqualifica dell’area. Come spesso accade, la sorte ci ha messo lo zampino. Questo per dire che è stato proprio l’operato deprecabile della cava a mettere in luce la presenza di piccole strutture vulcaniche, formatesi sul fianco del Somma, prima della potente eruzione pliniana di 17.000 anni fa. Tali strutture vulcaniche sono oggi note, nella letteratura vulcanologica mondiale, come Conetti di Pollena.

Ad accompagnarci nell’escursione, patrocinata dal movimento dei Cittadini per il Parco, i membri dell’associazione Liberi Pensieri. Si parte dall’area che, un tempo sede di sversamenti illegati di rifiuti, dopo un’opera di bonifica e riqualificazione, che tra l’altro ha portato alla piantumazione di nuove essenze arboree, appare oggi come una piacevole zona di sosta. Ad accoglierci un gazebo con albicocche fresche ed acqua.

IMG_7553Il percorso è molto breve, non supera in tutto i 2km. L’importanza scientifica dell’area appare subito evidente. La spiegazione delle formazioni vulcaniche rinvenute, curata dal geologo Santolo Mariano Di Sarno – membro dell’associazione Liberi Pensieri – comincia con la narrazione della storia del Somma. Si tratta di un vulcano antichissimo, padre dell’attuale Vesuvio, la cui storia eruttiva ha subito nel corso degli anni notevoli trasformazioni, con un’alternanza di attività effusive ed esplosive. Come risultato delle prime, la formazione di alcune bocche laterali chiamate anche conetti avventizi. Quelli di Pollena hanno, appunto, un’età di circa 17.000 anni. Si tratta di formazioni dalla vita relativamente breve: nel giro di poche ore nascono e crescono, prima che il centro eruttivo si sposti. Dal diametro di circa 25 metri, con un’altezza che non supera i 15-20 metri tali conetti, in tutto ne sono tre, racchiudono un bagaglio di informazioni sulla storia eruttiva del Somma-Vesuvio: guardando le pareti del condotto vulcanico è possibile ricostruire la stratigrafia corrispondente ai diversi momenti eruttivi. Il Somma-Vesuvio è infatti un vulcano cosìdetto “strato” che alterna momenti di alta esplosività con l’emissione di lapilli, pomici, brecce laviche a momenti di tranquille effusioni magmatiche. Dal punto di visto geologico si tratta quindi di un sito dalla grande importanza, la cui scoperta ha consentito di rivedere le varie teorie circa la chimica del magma prodotto. Prima del rinvenimento di tali conetti non si pensava infatti, che ci fossero emissioni laterali al condotto vulcanico principale.Visibili nel sito anche le antiche briglie borboniche costruite per la regimentazione delle acque. Tali briglie, insieme alle vasche di raccolta, consentivano la riduzione della velocità dell’acqua e la sua decantazione, fino all’immissione in mare.

IMG_7604La zona in cui ricadono i conetti appartiene oggi alla Provincia. Purtroppo lo scarso controllo non la rende immune da fenomeni di vandalismo; di recente è stato tranciato il cartello descrittivo del secondo conetto e danneggiata la palizzata in legno costruita per proteggere i visitatori. Non solo, arrivati nuovamente al punto di partenza dell’escursione,  veniamo informati dell’avvistamento, lungo la parete superiore, di un camioncino lì presente con il chiaro intento di scaricare rifiuti.
Emerge la necessità di una maggiore sinergia dei cittadini tutti, con le istituzioni presenti sul territorio e con l’Ente Parco, al fine di tutelare e promuovere queste bellissime aree realizzando nuove opportunità di sviluppo e, perché no, di lavoro per le future generazioni.

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