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La discarica cittadina

Via Panoramica, a fuoco la discarica abusiva
Via Panoramica, a fuoco la discarica abusiva

Il fatto – Nel mese di agosto documentammo l’incresciosa scoperta fatta dai Vigili del Fuoco del comando di Sorrento in via Panoramica Fellapane (link). Accorsi per domare un banale incendio di sterpaglie, gli agenti si trovarono invece al cospetto di una vera e propria discarica. Mischiati alla vegetazione e parzialmente occultati da un sottile strato di terra, eternit, scarti di lavorazioni edili, vernici, pneumatici, etc. Inevitabile l’intervento del nucleo speciale NBCR (Nucleare-Biologico-Chimico-Radiologico) al fine di verificare la presenza di agenti pericolosi per la salute umana. Gli specialisti accorsi, pur non rilevando rischi nell’immediato, verbalizzavano e notificavano al comune di San Sebastiano al Vesuvio la necessità di bonificare immediatamente l’area onde evitare potenziali rischi futuri. Con un immediato intervento il Sindaco, Giuseppe Capasso, che in base all’articolo 54 comma 4 del TUEL (Testo Unico delle leggi per l’ordinamento degli Enti Locali) è responsabile per l’adozione di provvedimenti atti a tutelare la salute pubblica, ordinava ai proprietari del fondo la bonifica e la messa in sicurezza dell’area. Questa avrebbe dovuto realizzarsi in un massimo di 20 giorni dalla pubblicazione della citata ordinanza (n° 32 del 13/8/2013) e comportare il ripristino delle condizioni igieniche mediante la rimozione e lo smaltimento, ad opera di personale specializzato, dei rifiuti presenti.

Stato recente e passato  –  Stamani ci siamo nuovamente recati sul posto. Come temevamo lo stato in cui versa il terreno è ancora quello seguito all’incendio. Sono passati quasi due mesi, ma nessuna delle condizioni imposte dall’ordinanza del Primo Cittadino sembra aver trovato accoglimento. Intanto, riflettendo sullo stato dei luoghi, la memoria è ritornata al passato. Esattamente al 2010 e al ricordo di alcuni cartelli di “area sottoposta a sequestro” che cingevano il fondo. Decidiamo così di approfondire e, facendo alcune ricerche, ci imbattiamo in un articolo del quotidiano “Il Mattino” datato 28 maggio 2010: “sequestrato dal Corpo Forestale un sito di stoccaggio abusivo di rifiuti allestito dal comune all’interno dell’area protetta di via Panoramica Fellapane. Denunciati la responsabile amministrativa dell’ufficio ambiente del Comune, l’amministatore unico della ditta appaltatrice per il trasporto dei rifiuti ed i proprietari dell’area. Una discarica abusiva, l’ennesima nel Parco del Vesuvio, ma questa volta il Comune sapeva, anzi ne era il responsabile: secondo le prime indagini degli agenti del Corpo Forestale, diretti dall’ispettore Tommaso D’Ambra, l’area adibita a discarica era priva di ogni autorizzazione e di conseguenza, in difformità con le leggi in materia di rifiuti dell’Ente Parco del Vesuvio.”
L’intervento del Corpo Forestale fu all’epoca sollecitato da una chiamata anonima. Gli agenti immediatamente intervenuti – riporta l’articolo-  trovavano e denunciavano nel fondo alcuni operai del Comune e della ditta appaltatrice. Rifiuti di ogni genere si mescolavano così alle sterpaglie comunali, le sole che per accordo “verbale” dovevano trovare temporaneo stoccaggio nel sito.

Quale futuro? – Non aggiungiamo commenti, non è nostro interesse entrare nel merito giudiziario dell’accaduto, non conoscendone l’iter e non avendo altre informazioni a riguardo. Resta la mole enorme di rifiuti trovata a due passi dal centro urbano, in pieno Parco Nazionale del Vesuvio,  di pericolosità tale da far temere una contaminazione dell’intorno e del terreno; resta un’ordinanza, quella del Primo Cittadino, citata prima, che a questo punto sembra scarna di valore e significato; resta un comune che abusa della parola “legalità” e per la settima volta ne fa uno slogan cui non corrispondono fatti; restano i pensieri, e sono tanti, di chi come noi crede, vuole e pretende che qualcosa cambi; resta l’amaro in bocca, quella sensazione di impotenza, quando ci si accorge in fondo di essere in  pochi, a volte soli, a volerlo; resta il grido soffocato, lo sguardo spento e sofferente, di chi a furia di respirare e mangiare rifiuti si è ammalato ed è morto lasciando solo vuoto, lacrime e ricordi; resta la colpa e la responsabilità di chi questa terra la odia, la sfrutta, per i suoi interessi, per la sua ricchezza, per il suo masochistico egoismo.

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